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ACQUA, RIFIUTI ENERGIA: PERCHE' LE ISOLE MINORI NON SONO SOSTENIBILI
Monday 02 August
ACQUA, RIFIUTI ENERGIA: PERCHE' LE ISOLE MINORI NON SONO SOSTENIBILI

Ancora pochi impianti per la depurazione, il 40 per cento delle 27 isole minori non depura gli scarichi, prima di riversarli in mare. Scarsa la connessione alla rete elettrica. Ma intanto migliora la differenziata.

Acque dai colori ineguagliabili, paesaggi suggestivi, una biodiversità ricchissima. Le 27 isole minori italiane abitate - tra queste l’Elba, Capri e Lampedusa, le Tremiti, gli arcipelaghi delle Eolie e delle Egadi, la Maddalena - sono veri paradisi naturali dove vivono stabilmente circa 200mila persone. Un numero che arriva a quadruplicare d’estate. Paradisi che, paradossalmente, sono fra i luoghi meno virtuosi dal punto di vista della gestione del territorio, in Italia. Qualche passo avanti, rispetto all’anno scorso, è stato fatto, ma restano molte le carenze nel campo dell’efficienza energetica, della depurazione delle acque e dello smaltimento dei rifiuti. Lo racconta la nuova edizione del rapporto annuale «Isole sostenibili» presentato da Legambiente e Cnr-Iia. La sfida? Stendere un piano per il clima e per la sostenibilità per ogni isola e sostenerne l’attuazione con una cabina di regia nazionale. Così le isole minori potrebbero diventare laboratori all’avanguardia e non territori sempre più fragili, per il cambiamento climatico e una gestione ambientale non più al passo con i tempi. 
Tra le priorità, la produzione di energia elettrica:
Il dossier si concentra su quattro temi urgenti: la produzione di energia elettrica, l’approvvigionamento idrico e la depurazione delle acque, la mobilità e lo smaltimento dei rifiuti. L’energia è il più urgente. E i passi avanti, rispetto all’anno scorso non sono molti. Su 27 isole, 20 non sono interconnesse alla rete elettrica nazionale. Tra loro le Eolie, le Tremiti, le Egadi, Ponza. In questi casi, quindi, l’energia è garantita ancora oggi da centrali termoelettriche alimentate a gasolio (portato da terra, dalle navi). Non meraviglia, quindi, che il costo medio di produzione elettrica sia circa 6 volte superiore a quello nazionale. Eppure, sulle isole, di solito, sole e vento non mancano. Anzi, su alcune - ad esempio le Egadi - ci sono i potenziali di soleggiamento e ventosità più promettenti in Italia, ma i numeri delle installazioni di impianti da fonti rinnovabili sono tra i più bassi a livello nazionale. Nel campo del solare fotovoltaico è andato fallito l’obiettivo degli incentivi introdotti dal Ministero per lo Sviluppo Economico nel 2017, che puntava all’installazione complessiva di 11mila 820 kilowatt entro il 31 dicembre 2020. Ne sono stati installati, invece, solo altri 531 kilowatt, rispetto ai 2mila 700 garantiti dagli impianti già esistenti. Riassumendo, il fotovoltaico è presente in tutte le isole, ma con numeri ancora troppo bassi. Esempi di micro-eolico si trovano invece solo a Pantelleria, Sant’Antioco e Ventotene. Ciò che frena il potenziamento di queste fonti, si legge nel dossier è «il problema delle procedure di approvazione, complicatissime per i vincoli presenti e per l’atteggiamento contrario di diverse soprintendenze». «Si vedono alcuni segnali buoni anche nel fronte energetico - spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - Terna ha da poco annunciato che collegherà Favignana e l’Isola del Giglio con un cavo sottomarino e questo permetterà di spegnere le centrali a gasolio. Procede, invece, troppo lentamente, l’installazione del fotovoltaico, nonostante sia in vigore nelle isole un incentivo statale molto generoso. Ma è anche vero che si tratta di territori in cui è davvero difficile avviare progetti. Si tratta di comuni piccoli, con pochi tecnici che devono affrontare un cambiamento epocale. Occorre che il nuovo Ministero della Transizione ecologica faccia da spinta». 

Acque a rischio inquinamento:
Secondo tema: le acque. Meravigliose a vista d’occhio, ma a serio rischio d’inquinamento. Il 40 per cento delle isole non depura gli scarichi, prima di riversarli in mare. Non va meglio sul lato dell’acqua potabile. Sembra un paradosso, eppure molte isole si approvvigionano di acqua potabile ancora attraverso il trasporto dalla terraferma con navi cisterne. Anche dove esistono impianti di dissalazione, il loro lavoro non è sufficiente a coprire il picco estivo del fabbisogno idrico. Buone notizie dall’Isola d’Elba (vedi box a piè di pagina). «Con il cambiamento climatico in atto, le isole soffriranno sempre più di siccità. Bisogna organizzare bacini di raccolta dell’acqua piovana e fare un’attenta gestione delle reti di distribuzione, che sono un colabrodo», aggiunge Zanchini. 

Segnali positivi sul fronte dei rifiuti
Segnali incoraggianti, invece, sul fronte dei rifiuti: tra il 2010 e il 2019 la capacità di differenziare è cresciuta ovunque e sei isole ora superano le percentuali della terraferma. Si tratta di Capri, Elba, Maddalena, Pantelleria, Procida e Sant’Antioco. Infine, la mobilità. Qui occorre agire su più fronti: svecchiare il parco auto, diminuire il numero di veicoli pro capite, che è troppo alto, cercare di porre divieti all’affluenza delle auto dei turisti, che inquina e manda in tilt la circolazione. Occorre spingere verso forme di spostamento a impatto zero: dall’elettrico al car sharing, dai percorsi ciclabili al trasporto pubblico.

di Giovanna Maria Fagnani

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