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IL COSTO DELL'IDROGENO VERDE RENDERA' SENZA SENSO L IDROGENO BLU
Thursday 15 April
IL COSTO DELL'IDROGENO VERDE RENDERA' SENZA SENSO L IDROGENO BLU

BNEF analizza i trend per il costo livellato del vettore e pronostica: “Entro il 2030, avrà poco senso dal punto di vista economico costruire impianti di produzione di idrogeno blu nella maggior parte dei paesi” 
 
Pubblicato l’Hydrogen Levelized Cost Update sul costo dell’idrogeno verde
Il costo dell’idrogeno verde – ossia prodotto grazie all’impiego di fonti rinnovabili – prosegue il suo trend ribassista. Un percorso costante lo che porterà a riscrivere la mappa energetica globale” nei prossimi decenni. Questo quanto afferma BloombergNEF nella sua nuova analisi di mercato. Il report, intitolato Hydrogen Levelized Cost Update, riporta le stime economiche per il vettore a medio e lungo termine, mettendo a confronto le varie produzioni nei 28 mercati. 

Il primo elemento che emerge è come il costo livellato dell’idrogeno (LCOH2), prodotto tramite elettricità rinnovabile, sia destinato a diminuire più rapidamente di quanto stimato in precedenza. Secondo BloombergNEF il costo dell’idrogeno verde scenderà nella maggior parte dei mercati ben al di sotto di 2 dollari al kg entro il 2030; per arrivare sotto un dollaro il kg nel 2050. In alte parole, non solo entro la metà del secolo sarà in grado di battere per competitività il gas naturale, ma già entro 10 anni renderà rischioso investire nell’idrogeno blu (da combustibili fossili con cattura e stoccaggio del carbonio).

“Entro il 2030, non avrà molto senso dal punto di vista economico costruire impianti di produzione di idrogeno blu nella maggior parte dei paesi. A meno che non esistano dei vincoli di spazio per le energie rinnovabili”, spiega Martin Tengler, capo analista presso BNEF. “Le aziende che attualmente fanno affidamento sulla produzione di idrogeno da fonti fossili con CCS avranno al massimo dieci anni prima di avvertire il problema. Alla fine quelle risorse saranno sottoquotate, come quello che sta accadendo oggi con il carbone”.

I numeri sono dal 13% al 17% più bassi rispetto le precedenti previsioni di BNEF. A riscrivere i calcoli è soprattutto il trend dell’LCOE fotovoltaico. La società è convinta infatti che l’elettricità solare 2050 sarà del 40% più economica di quanto stimato solo due anni fa, grazie a una produzione più automatica, meno consumo di silicio e argento, maggiore efficienza delle celle e aumentati rendimenti dei pannelli bifacciali.

“Da un lato la riduzione dei pronostici è stata sorprendente, dall’altro no”, ha aggiunto Tengler. “Ecco come va con l’energia pulita. Ogni anno diventa più economica e cresce più rapidamente di quanto ci si aspetti”.
 
La Nuova Zelanda obbligherà le banche a rivelare l’impatto climatico degli investimenti
di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Prendere in considerazione gli impatti dei cambiamenti climatici, e spiegare come saranno gestiti rischi e opportunità. E’ quello che viene richiesto al settore finanziario da una legge ad hoc della Nuova Zelanda, il primo Paese al mondo a farlo. Il disegno di legge, presentato al Parlamento, riceverà la sua prima lettura questa settimana.

“Essere il primo Paese al mondo a introdurre una legge come questa significa riuscire a dimostrare di avere una vera leadership, e di spianare la strada ad altri Paesi che vorranno rendere obbligatorie i rapporti finanziari sul clima – osserva il ministro del Commercio e dei consumatori, David Clark – è importante che ogni parte dell’economia della Nuova Zelanda sia di aiuto nella riduzione delle emissioni e nella transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio. Questa legge garantisce che le organizzazioni finanziarie rivelino e, in ultima analisi, agiscano contro i rischi e a favore delle opportunità legate al clima”.

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Il disegno di legge renderà obbligatorie le comunicazioni relative al clima per 200 organizzazioni, tra cui la maggior parte delle società quotate, delle grandi banche, delle assicurazioni e dei gestori dei fondi di investimento. Le comunicazioni saranno richieste a cominciare dagli esercizi che iniziano nel 2022; il che significa che le prime comunicazioni saranno effettuate nel 2023. La rendicontazione si baserà sul quadro della task force on climate related Financial disclosures, una delle migliori pratiche a livello internazionale. Le divulgazioni dovranno essere effettuate in conformità con gli standard climatici che saranno emanati dall’External reporting board. Il monitoraggio e l’applicazione sarà responsabilità dell’Autorità per i mercati finanziari. Per il ministro ai Cambiamenti climatici, James Shaw, la legge rappresenta “un altro passo verso un futuro prospero e rispettoso del clima per la Nuova Zelanda. Ci sono attività e risorse in cui sono coinvolte queste imprese che non manterranno il loro valore in un mondo a basse emissioni di carbonio. Allo stesso tempo ci sono tecnologie e attività in grado di ridurre le emissioni, e diventeranno estremamente preziose per l’economia a basse emissioni di carbonio cui si punta per il futuro. Questa legge porterà i rischi climatici e la resilienza al centro del processo decisionale”.

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