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DAL PPE emendamento-killer per la legge sul clima UE
Monday 23 November
DAL PPE emendamento-killer per la legge sul clima UE

Un emendamento alla legge sul clima propone il conteggio delle compensazioni di carbonio internazionali
(Rinnovabili.it) – Poche righe di emendamento, ma tutt’altro che innocue. Le modifiche alla legge sul clima UE proposte dai popolari europei rischiano di annacquare – e di molto – le ambizioni del continente. Anche se formalmente non cambierebbe nulla. Ecco il trucco: contare anche le compensazioni internazionali di carbonio tra i tagli alle emissioni che ogni stato membro è tenuto a compiere per raggiungere l’obiettivo UE al 2030, cioè una riduzione del 55%. E ovviamente anche quello al 2050, la neutralità climatica.

Nella forma, questi obiettivi rimangono inalterati, esattamente come sono stati proposti dalla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen nella bozza di legge sul clima UE resa pubblica lo scorso 16 settembre. Ma dare la possibilità di usare i crediti extra-europei per compensare le emissioni prodotte significa incidere profondamente sull’evoluzione delle politiche energetiche, industriali ed ambientali dei singoli paesi europei. Che potranno rimandare le riforme grazie al ricorso al mercato dei crediti.

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“La Commissione definirà come il ricorso ai meccanismi dei mercati internazionali può contribuire a rendere conveniente il raggiungimento degli obiettivi”, recita l’emendamento del PPE, che aggiunge: “Il contributo dei progetti nei paesi meno sviluppati e in determinati paesi in via di sviluppo dovrebbe valere nel computo dei progressi verso gli obiettivi dell’Unione e degli stati membri”.

La proposta di modifica della legge sul clima UE passerà al vaglio del parlamento martedì prossimo, il 6 ottobre. Lì i partiti dovranno trovare la quadra. Ma l’emendamento lascia intuire che il PPE non era poi così disposto ad abbandonare la sua posizione standard sul taglio delle emissioni (massimo 50% al 2030). I popolari hanno dato un contentino alla Commissione accettando una soglia più alta, al 55%, ma non hanno perso tempo per svuotare di senso questa cifra. I liberali appoggiano il 60%, mentre verdi e socialisti spingono per il 65% (anche soltanto come posizione negoziale, per evitare – appunto – che gli obiettivi  vengano annacquati troppo).

La politica climatica di Bruxelles è “troppo ottimista”
(Rinnovabili.it) – L’analisi dei costi e dei benefici fatta dall’Ue per costruire i nuovi obiettivi climatici al 2030 è troppo ottimista. E fatta male. Spara a zero sulla Commissione BusinessEurope, la Confindustria europea. E lo fa in un documento in cui accusa Bruxelles di aver assemblato una politica climatica Ue che, nel complesso, è poco credibile.

Ridotta all’osso, la posizione dell’associazione è questa: così com’è, la legge sul clima Ue non può andare a braccetto con la crescita dell’economia. Perché le valutazioni dei tecnici dell’Unione conterrebbero troppe incertezze. L’ariete per sfondare le mura della politica climatica Ue è, senza troppe sorprese, il Covid-19 e il suo impatto sul continente.

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Nell’analisi costi-benefici che accompagna il piano di obiettivi climatici 2030 della Commissione, secondo la Confindustria europea, “ogni scenario di base è condotto con dati pre-Covid-19 e non tiene conto degli impatti economici” della pandemia. Altro passaggio contestato: secondo l’associazione, i calcoli di Bruxelles funzionano soltanto se la ripresa sarà rapida. Ma non è detto che sia così.

Quindi BusinessEurope puntella la sua argomentazione con un rapporto dell’Iea, l’agenzia internazionale dell’energia. Nel documento si esplorano diversi scenari post-pandemia. E in quello dove si mette in conto una ripresa ritardata, l’agenzia calcola che nel 2030 l’economia globale sarà ancora il 10% più ridotta di quella prima del 2020.

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